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Imparare a cambiare, ottavo motivo per iscriversi

12 gennaio 2010 1 commento
Change

Ho scritto "change" tra le nubi. (da flightlessXbird su Flickr)

Checco Zalone cade dalle nubi. Noi invece sulle nuvole non solo ci restiamo ma le modelliamo così come si può vedere nella foto qui a sinistra. E ci scriviamo grande grande “cambiamento” (change in inglese). Non ci limitiamo a scriverlo però, ma impariamo a crearlo il cambiamento con l’improvvisazione teatrale. L’ottavo dei buoni dieci motivi per iscriversi al corso è infatti quello di imparare a cambiare.

Tanti corsi di vario genere oggi promettono il cambiamento del proprio destino. Ti dicono che la felicità è lì a pochi passi da te o addirittura davanti a te solo che tu non la vedi. E allora ti convincono che questo o quel guru, questo o quel maestro, questa o quella disciplina ti apriranno gli occhi. E dopodiché che nessuno ti priverà della felicità che meriti e che ti aspetta. Un gran bel quadretto, non c’è che dire. Chi non desidera il cambiamento nella propria vita in una società, in una struttura, un sistma che per molti motivi spesso viaggia per inerzia? Allora c’è chi indaga con gli strumenti della teologia e della filosofia intorno alla felicità, oppure si affida alla pratica dello yoga o delle arti marziali o di altre discipline. C’è poi chi questo cambiamento spera che arrivi dalla politica, magari da Obama che con il suo “Yes, we can” ha dato speranza a molti.

C’è chi, poi cerca di essere artefice di un cambiamento individuale e collettivo attraverso gli strumenti e le azioni in suo possesso, se è abbastanza onesto. Altrimenti al limite pensa a farsi una posizione, un posto al sole e buonanotte alle belle speranze. C’è chi infatti ha rinunciato al cambiamento e pensa solo a sopravvivere. A prendere quel che viene. Ma al momento non c’è nessuna scuola al mondo che insegni a cambiare e di conseguenza nessuno impara a cambiare. In teoria questo compito spetterebbe ad insegnanti ed educatori ma è già tanto se questi riescono ad insegnarci a stare al mondo, a sopportarlo.

Ma dove andremo allora per imparare a cambiare? Per fortuna ogni tanto arrivano strumenti, risorse, persone che ci illuminano. Pensiamo alla lotta nonviolenta di Gandhi e Marthin Luther King ad esempio. O pensiamo a grandi educatori come Paulo Freire o don Lorenzo Milani. Ma anche le arti e il teatro in particolare ci permettono di imparare a cambiare. L’improvvisazione teatrale, infatti, nella misura in cui ci fa sperimentare atteggiamenti nuovi per noi, situazioni mai sperimentate, esperienze che nella vita ci costerebbero troppo ci consente di verificare una grande serie di possibilità. E’ la palestra della vita perché ci permette il training del cambiamento. Se estremizziamo, infatti, una serie di episodi duranti i giochi e gli esercizi del corso potremo capire tantissimo su di noi, gli altri, la società, il mondo. Buon cambiamento, partecipate alla prima lezione gratuita del corso dopodomani giovedì 14 gennaio alle ore 19.00 presso la sede Arci di Francavilla Fontana in via Arco Olimpo. Gradita la preiscrizione.

Breve storia dell’improvvisazione teatrale come spettacolo

19 novembre 2009 4 commenti
gruppo di improvvisatori

Match d'improvvisazione tra il Lila di Lille e l'Adil di Poitier.

Se si parla di storia dell’improvvisazione viene in mente subito la spontaneità che in realtà appartiene all’uomo fin dalla notte dei tempi. Se si parla di improvvisazione teatrale, poi, l’utilizzo delle tecnica è nota sin dal teatro di Aristofane, come ci rivela wikipedia. Da sempre l’improvvisazione teatrale è usata per il training dell’attore o per preparare degli spettacoli. Gli attori improvvisano delle scene e sulla base di esse interviene un drammaturgo che dà loro ordine e scrive il copione. L’improvvisazione teatrale come forma di spettacolo è invece una acquisizione del XX° secolo. In questo caso l’improvvisazione non è più al servizio di questo o quel drammaturgo o regista o attore per preparare degli spettacoli ma è essa stessa spettacolo perché si improvvisa l’intero spettacolo davanti al pubblico: nulla è preparato in anticipo. L’unica preparazione è il training (che dura anni) per imparare a improvvisare e l’allenamento per tenersi in esercizio.

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