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Articoli taggati ‘spontaneità’

La prima regola dell’improvvisazione

Domanda a bruciapelo: qual’è la prima regola dell’improvvisazione teatrale? Questa ragazzina ha le idee chiare in proposito:

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Image by i'gore via Flickr

La clip è tratta da un film con Adam Sandler. Mi sembra chiara ora la regola no? Non negare mai le proposte, ascoltare e assorbire tutte le informazioni, valorizzare sempre e comunque ciò che sta succedendo. Mai dimenticare questa regola d’oro su cui l’improvvisazione stessa si regge. Se infatti improvvisiamo una serie di elementi e man mano li buttiamo via perché mai li abbiamo tirati fuori? L’improvvisatore a differenza dello scrittore non ha il tempo di pensare un’altra soluzione più efficace o più spettacolare: quel che realizza qui ad ora E’ il copione. Per cui non è tanto importante saper inventare qualcosa o essere originali. Checché vi abbiano detto al pubblico non interessa tanto l’originalità ma il vedere come gli elementi del tema, degli improvvisatori, della scena si sviluppano e si concludono, molto spesso in modo imprevisto.  I format come i Match d’improvvisazione teatrale, Harold e altri basano la loro fortuna su questo.  Significativo che a ricordarcelo sia una ragazzina come in questa scena perché i bambini e i ragazzini sono i depositari di una spontaneità naturale che è bene conservare o riacquistare.

E a te è mai capitato di improvvisare? Cosa ne pensi di questa regola? Faccelo sapere nei commenti.

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Vi farò attori nella vita

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gioco d'improvvisazione

Alcuni partecipanti al corso d'improvvisazione teatrale a Francavilla Fontana durante uno dei giochi.

Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori d’uomini».

Abbiamo scomodato il Vangelo di Marco per dare il senso di quella che è “l’ultima chiamata del Teatro del Sì“. Gesù in quel celebre passo, infatti, chiama i pescatori a pescare uomini anziché pesci. Vuole farli diventare “pescatori d’uomini”. E’ quindi alla ricerca di persone che salveranno altre persone, la più nobile delle missioni perché al servizio degli altri. E che cosa vuole salvare? La vita delle persone.

“Vi farò attori nella vita” è la promessa che il Teatro del Sì fà ai suoi primi iscritti. Ma che vuol dire “attori nella vita”? Vuol dire due cose:

  1. attori come mestiere, quindi nella vita, perché il corso è rivolto anche a coloro che vogliono fare del teatro il loro lavoro o la loro principale passione extra-lavorativa;
  2. a tutti coloro che vogliono frequentare il corso per i più svariati motivi e che quindi possono trarre giovamento dall’improvvisazione nella loro vita: e noi ne abbiamo individuati 10.

Ma il concetto di “vita sulla scena” merita un piccolo approfondimento. Perché nel genere di spettacolo che noi proponiamo:

  • non c’è spazio per la finzione (come falsità) e quindi invece che recitare preferiamo giocare (nel senso anglosassone e francofono del termine);
  • invece che proporre qualcosa di stantìo, di forzato, preferiamo vivere il momento, cogliere l’attimo e approfittare di ogni cosa che accade durante l’improvvisazione;
  • siamo del tutto veri grazie al ritorno alla spontaneità;
  • guardiamo alla vita nelle sua più varie sfaccettature e quindi da innumerevoli punti di vista;
  • possiamo essere anche nella stessa sera gangster o magnacci o presidenti o supereroi o avvocati o baby sitter e tutti i ruoli buoni o cattivi che ci vengono in mente senza alcun rischio :-)

Ora non dirmi che anche tu non vuoi essere “attore o attrice nella vita” ;-) Come fare? Dal 14 gennaio scorso è iniziato a Francavilla Fontana un corso d’improvvisazione teatrale. Le iscrizioni online sarebbero terminate ma se sei determinato/a, volenteroso/a, tenace, appassionato/a dimistracelo e ti accetteremo nel gruppo. Fai la preiscrizione online (non obbligatoria e non vincolante) online lo stesso e vieni a trovarci giovedì 4 Febbraio all’Arci di Francavilla Fontana (Br) in Vico Arco Olimpio (nei pressi di Piazza Dante) alle ore 19:00 (si raccomanda la puntualità). La prima lezione, per te, è gratuita. Chi vuole può anche iscriversi all’evento su Facebook e così potrà invitare anche i propri amici.

Secondo appuntamento con l’improvvisazione teatrale

Ian Algie

Ian Algie (da destra) durante la prima lezione di presentazione del corso.

Secondo appuntamento questa sera alle ore 19 con il corso d’improvvisazione teatrale. Ricordiamo che è possibile iscriversi fino al 28 di gennaio e che la prima lezione per chi vi partecipa è gratuita. Dopo il primo appuntamento del 14 gennaio scorso questo giovedì dunque presso l’Arci di Francavilla Fontana, al vico Olimpio (nei pressi di piazza Dante) si rinnova la magia dell’improvvisazione teatrale grazie all’attore-improvvisatore canadese Ian Algie. Magia perché si tratta di una forma di teatro senza copioni, senza regia, senza scenografia, senza nulla di preparato in anticipo come andiamo ripetendo da un mese su quotidiani, in tv e alla radio. Ma non solo. La caratteristica più importante in questa forma di spettacolo è l’interazione con il pubblico che suggerisce agli attori i temi per le improvvisazioni e vota dopo ciascuna di esse. Il tutto, insomma, è all’insegna di una grande spontaneità e del gioco. Quindi il corso è consigliato a tutti: sia a chi è attrice o attore sia a chi fa altro nella vita. Per tutti questi abbiamo preparato 10 buoni motivi per iscriversi. Venite a trovarci stasera allora. Gradita ma non vincolante la preiscrizione.

10 buoni motivi per iscriversi al Corso d’improvvisazione teatrale

14 gennaio 2010 2 commenti
Noi cerchiamo Te

Noi cerchiamo proprio Te

Oggi vogliamo darti 10 buoni motivi per iscriverti al Corso d’improvvisazione teatrale che parte oggi alle ore 19 con la prima lezione gratuita all’Arci di Francavilla Fontana. I 10 motivi sono:

  1. conoscere l’improvvisazione teatrale;
  2. imparare a dire di sì;
  3. imparare a farsi capire;
  4. giocare e non recitare;
  5. rispondere al richiamo della foresta;
  6. approfittare del surrealismo;
  7. tornare ad essere spontanei;
  8. imparare a cambiare;
  9. creare un teatro del popolo;
  10. il decimo motivo vieni a dircelo tu oggi alle ore 19 alla sede Arci di via Francavilla Fontana in via Arco Olimpo (nei pressi del ristorante “Arco Olimpio”). Se hai difficoltà a raggiungere il posto chiama il 320 0422825. Gradita, ma non vincolante, la preiscrizione. Noi cerchiamo Te e i tuoi amici.

Tornare ad essere spontanei, settimo buon motivo per iscriversi

11 gennaio 2010 3 commenti
Bimba fotografata mentre mastica riso

Bimba fotografata mentre mastica riso. Dall'album di Joker 74 Crazy for her (Flickr).

Tutti noi siamo stati creativi e spontanei fino all’adolescenza. Poi siamo diventati grigi e noiosi. Ma attraverso il gioco possiamo recuperare quella spontaneità ed essere persone piene di immaginazione e fantasia. Dobbiamo smettere di cercare di essere originali sulla scena ma anche nella vita. E’ molto meglio ed utile non bloccare la propria immaginazione anche se “censurabile”. Abbiamo già detto che se smettiamo di recitare ed iniziamo a giocare sgorga da sola quella spontaneità che ci fa diventare veri e interessanti. Oggi vogliamo parlare un po’ proprio della spontaneità.

Per Keith Johnstone, il padre dell’improvvisazione teatrale dei giorni nostri, si riesce ad essere più creativi quando crediamo di essere dei ripetitori invece che creatori. Oggi questo sembra un paradosso. A scuola ci hanno insegnato che l’arte è originalità o non è. E nelle produzioni artistiche tutti i principianti cercano di essere il più possibile innovativi ed originali. Siamo, in fondo, tutti alla ricerca di quel qualcosa che ci distingua, che ci renda unici ed inimitabili. Legato a questo è la concezione dell’arte come espressione di sé. In tantissimi ambiti sentiamo spesso quest’altro ritornello: faccio questo o quell’altro perché “voglio esprimere me stesso”. E siamo pronti a censurare tutto ciò che crediamo essere osceno o non interessante o psicotico per il nostro pubblico. Questa concezione è relativamente nuova. E’ figlia del genio romantico. Per la maggior parte della storia dell’uomo gli artisti si sono ben guardati dall’ “esprimere se stessi”. Lo stesso Johnstone, in Impro, ci parla dei costruttori di maschere che dovevano digiunare e pregare per settimane prima di intagliare una maschera perché nessuno voleva vedere le loro maschere ma quelle del dio. L’artista era quindi visto come medium.

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Giocare e non recitare, quarto motivo per iscriversi

8 gennaio 2010 3 commenti
Attori su palcoscenico

(dall'album di pmcalara su Flickr)

Quant’è brutto il termine italiano “recitare”! E’ proprio orrendo. Se andate sul vocabolario infatti vi dirà che significa, in sostanza, citare due volte: la prima è quella scritta, la seconda quella a voce alta. In questo modo tutta l’importanza ce l’ha il testo scritto, preparato prima, di cui l’attore o l’attrice è solo un pappagallo, una funzione secondaria. Il verbo “recitare” non rende giustizia all’arte drammatica, soprattutto se confrontanto con i verbi utilizzati in altre lingue. In queste ultime infatti i verbi “giocare”, “suonare” e “recitare” sono riuniti sotto un unico verbo che può essere il “to play” inglese o il “jouer” francese e così anche in altre lingue. In Italia abbiamo insomma tolto la parte ludica all’arte del palcoscenico. E cosa ne resta? E’ quel che si chiede Etrio Fidora in un suo articolo. E si badi bene che anche nell’antica Grecia il teatro era molto più legato al gioco di quanto si pensi se badiamo al fatto che il termine “agon” “stava per ‘gioco’ e ‘gara’ (e noi contemporanei ne deriviamo ‘agonistico’, che è ancora una volta un aggettivo), ma ‘agòn’ era anche il luogo dove ciò si svolgeva ed era dunque palestra o circo o stadio o anfiteatro o agorà cioè piazza, ma era in più sede di assemblea e dunque altresì di dibattito e di fronteggiamenti politici”. Era tutto un grande gioco insomma dal quale noi, a torto, abbiamo tolto la parte ludica.

L’improvvisazione teatrale, invece, mette l’accento proprio sul gioco perché è priva di testi preparati in precedenza. Non c’è dunque recitazione intesa come la riproposta di testi che con tutti gli sforzi di questo mondo non saranno mai spontanei. Ma c’è invece la spontaneità che sgorga dalla verità vissuta nel momento e davanti a quell’unico pubblico che partecipa dell’azione ludica. E se gli attoriaccettano il gioco sono in ogni momento veri, sono davvero quei personaggi che mettono in scena. Ed è questo il grande obbiettivo di ogni scuola di teatro o di cinema. Non è anche questo un ottimo motivo per iscriversi al corso d’improvvisazione teatrale?

stava per “gioco” e “gara” (e noi contemporanei ne deriviamo “agonistico”, che è ancora una volta un aggettivo), ma “agòn” era anche il luogo dove ciò si svolgeva ed era dunque palestra o circo o stadio o anfiteatro o agorà cioè piazza, ma era in più sede di assemblea e dunque altresì di dibattito e di fronteggiamenti politici
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