Cosa vuol dire improvvisare?
Improvvisare vuol dire calarsi per gioco in una situazione di vita e permettere alla propria umanità di esprimersi. Significa, quindi, arrivare a recitare in una maniera del tutto naturale creando la scena momento dopo momento e quindi alla fine, una storia che resta raccontata e “consumata” solo una volta da un unico pubblico. Nessuno rivedrà mai lo stesso spettacolo.
L’improvvisazione non è mancanza di tecnica o, peggio ancora, superficialità. E’ noto come nella Commedia dell’Arte l’improvvisazione fosse molto utilizzata dagli attori, ma si trattava di un’improvvisazione che si svolgeva nella gabbia del ruolo fisso che l’attore aveva per tutta la vita e sulla base dei canovacci di scena. Nel teatro del ’900 l’improvvisazione è diventata sinonimo di creatività, di montaggio di elementi non premeditati e persino una vera e propria tecnica. Stanivslaskij faceva recitare scene che non c’erano nel testo drammatico. Conosceva e usava con sapienza l’improvvisazione fino ad affermare che si può recitare un dramma non scritto sulla base di una trama per episodi. L’improvvisazione è quindi diventata nel tempo creatività, movimento preciso dell’attore al di là di ogni psicologismo e abilità nello scegliere ciò che più lo rende libero. In Canada e poi nei paesi francofoni, a partire dagli anni ’50, si sono sviluppati vari format in cui l’improvvisazione è diventata essa stessa spettacolo: non ci sono né copioni né costumi né personaggi prestabiliti né scenografie. L’unico elemento su cui tutto viene costruito è un tema, spesso suggerito dallo stesso pubblico. Il pubblico in questo genere di spettacolo è il vero protagonista perché suggerisce i temi e vota subito dopo ogni improvvisazione. Per saperne di più leggi La breve storia dell’improvvisazione teatrale come spettacolo.





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