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Articoli taggati ‘pubblico’

Improvvisatori non abbiate paura

Keith Johnstone in videoconferenza

Keith Johnstone durante la videoconferenza del 3 ottobre al Metodi Festival.

Improvvisatori non abbiate paura! Questo il principale messaggio lanciato da Keith Johnstone durante la sua videoconferenza di oggi domenica 3 ottobre 2010 al Metodi Festival in corso al castello Pasquini (sessione mattutina) di Castiglioncello, in provincia di Livorno. Parlando di improvvisazione teatrale, di cui è considerato uno dei padri, ha esortato gli attori a lasciarsi andare alla spontaneità e quindi ad abbandonare ogni sovrastruttura, inclusi quei suggerimenti dal pubblico che spesso sono fatti più in spirito di goliardia che per costruire scene che raccontino una storia. Ha quindi invitato i partecipanti al festival a sviluppare le loro improvvisazioni passo dopo passo, con semplicità, facendo ciò che è addirittura ovvio. La ricerca dell’originalità è infatti bandita nel suo tipo di lavoro. Molto meglio cercare l’interazione con i propri partner in scena e seguire ciò che pian piano può nascere. Appuntamento a domani con la lezione aperta di Joel Rooks.

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Secondo appuntamento con l’improvvisazione teatrale

Ian Algie

Ian Algie (da destra) durante la prima lezione di presentazione del corso.

Secondo appuntamento questa sera alle ore 19 con il corso d’improvvisazione teatrale. Ricordiamo che è possibile iscriversi fino al 28 di gennaio e che la prima lezione per chi vi partecipa è gratuita. Dopo il primo appuntamento del 14 gennaio scorso questo giovedì dunque presso l’Arci di Francavilla Fontana, al vico Olimpio (nei pressi di piazza Dante) si rinnova la magia dell’improvvisazione teatrale grazie all’attore-improvvisatore canadese Ian Algie. Magia perché si tratta di una forma di teatro senza copioni, senza regia, senza scenografia, senza nulla di preparato in anticipo come andiamo ripetendo da un mese su quotidiani, in tv e alla radio. Ma non solo. La caratteristica più importante in questa forma di spettacolo è l’interazione con il pubblico che suggerisce agli attori i temi per le improvvisazioni e vota dopo ciascuna di esse. Il tutto, insomma, è all’insegna di una grande spontaneità e del gioco. Quindi il corso è consigliato a tutti: sia a chi è attrice o attore sia a chi fa altro nella vita. Per tutti questi abbiamo preparato 10 buoni motivi per iscriversi. Venite a trovarci stasera allora. Gradita ma non vincolante la preiscrizione.

La Quarta Improvvisazione

speaker radioDopo la quarta dimensione, la quarta marcia, la quarta parte di un tutto, il caffé quarta, la quarta misura di reggiseno, la quarta parete a teatro… la QUARTA IMPROVVISAZIONE: l’improvvisazione teatrale a Quarto Canale Radio.

Oggi, Mercoledì 20 gennaio, dalle 19 e 40 alle 20 circa può succedere di tutto nella trasmissione “Radio Sera” di Quarto Canale Radio ascoltabile online sul sito web www.quartocanaleradio.it. L’attore-improvvisatore Giuseppe Vitale improvviserà, infatti, poesie, monologhi, storie, blues, brevissimi radio drammi e quant’altro la fantasia suggerirà sul momento. La conduttrice Maria Angelotti farà da maestra di cerimonia dello speciale dal titolo La Quarta Improvvisazione nello scegliere le categorie (i generi) all’attore Vitale mentre il pubblico da casa già dal pomeriggio potrà suggerire i temi o i titoli o le parole o gli aggettivi su cui improvvisare. Basta telefonare allo 0831 – 844559 o scrivere all’email info@quartocanaleradio.it o ancora intervenire attraverso la chat di facebook e skype agli indirizzi che saranno forniti prima e durante la trasmissione. Si possono fornire titoli di storie mai sentite, titoli di poesie mai scritte, titoli di film mai visti, titoli di giornali mai letti ecc. ecc. Anche alla fantasia dei radioascoltatori non c’è limite. Sulla base di tutto questo in diretta Giuseppe Vitale realizzerà le sue improvvisazioni radiofoniche.

Che aspetti, gioca già da subito con noi. Chiama al numero fornito o all’email scritta su e comincia a dare i tuoi suggerimenti! Gioca con noi! Buon divertimento.

Giocare e non recitare, quarto motivo per iscriversi

8 gennaio 2010 3 commenti
Attori su palcoscenico

(dall'album di pmcalara su Flickr)

Quant’è brutto il termine italiano “recitare”! E’ proprio orrendo. Se andate sul vocabolario infatti vi dirà che significa, in sostanza, citare due volte: la prima è quella scritta, la seconda quella a voce alta. In questo modo tutta l’importanza ce l’ha il testo scritto, preparato prima, di cui l’attore o l’attrice è solo un pappagallo, una funzione secondaria. Il verbo “recitare” non rende giustizia all’arte drammatica, soprattutto se confrontanto con i verbi utilizzati in altre lingue. In queste ultime infatti i verbi “giocare”, “suonare” e “recitare” sono riuniti sotto un unico verbo che può essere il “to play” inglese o il “jouer” francese e così anche in altre lingue. In Italia abbiamo insomma tolto la parte ludica all’arte del palcoscenico. E cosa ne resta? E’ quel che si chiede Etrio Fidora in un suo articolo. E si badi bene che anche nell’antica Grecia il teatro era molto più legato al gioco di quanto si pensi se badiamo al fatto che il termine “agon” “stava per ‘gioco’ e ‘gara’ (e noi contemporanei ne deriviamo ‘agonistico’, che è ancora una volta un aggettivo), ma ‘agòn’ era anche il luogo dove ciò si svolgeva ed era dunque palestra o circo o stadio o anfiteatro o agorà cioè piazza, ma era in più sede di assemblea e dunque altresì di dibattito e di fronteggiamenti politici”. Era tutto un grande gioco insomma dal quale noi, a torto, abbiamo tolto la parte ludica.

L’improvvisazione teatrale, invece, mette l’accento proprio sul gioco perché è priva di testi preparati in precedenza. Non c’è dunque recitazione intesa come la riproposta di testi che con tutti gli sforzi di questo mondo non saranno mai spontanei. Ma c’è invece la spontaneità che sgorga dalla verità vissuta nel momento e davanti a quell’unico pubblico che partecipa dell’azione ludica. E se gli attoriaccettano il gioco sono in ogni momento veri, sono davvero quei personaggi che mettono in scena. Ed è questo il grande obbiettivo di ogni scuola di teatro o di cinema. Non è anche questo un ottimo motivo per iscriversi al corso d’improvvisazione teatrale?

stava per “gioco” e “gara” (e noi contemporanei ne deriviamo “agonistico”, che è ancora una volta un aggettivo), ma “agòn” era anche il luogo dove ciò si svolgeva ed era dunque palestra o circo o stadio o anfiteatro o agorà cioè piazza, ma era in più sede di assemblea e dunque altresì di dibattito e di fronteggiamenti politici

Piccolo omaggio al Grande Match

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Attori durante un Match

Le squadre di Roma e Firenze durante un Match d'improvvisazione teatrale a Firenze nel Marzo del 2008. Al centro Francesco Burroni.

Ecco oggi una clip video del Match d’improvvisazione teatrale. Appartiene ai tempi d’oro del Match quando andava in onda su Rai Due con tutti i membri della Lega Italiana Improvvisazione Teatrale: Francesco Burroni, Daniela Morozzi, Fiamma Negri, Bruno Cortini. In questo video si vede una delle categorie più gettonate del Match: la soap opera. L’arbitro dà il titolo, sulla base di un’estrazione di titoli dati dal pubblico stesso prima dell’inizio della gara, alla scena e gli attori la improvvisano sul momento davanti al pubblico. Quest’ultimo prima assiste, ride, applaude e poi esprime il suo consenso o il suo dissenso gettando delle pantofole in dotazione e mai messe ai piedi per fortuna addosso all’arbitro. Il Teatro del Sì omaggia quindi questa domenica il più conosciuto e rappresentato spettacolo d’improvvisazione teatrale al mondo. Chi volesse saperne di pù oppure organizzare un Match si può rivolgere all’Ares Teatro che continua a produrli e a formare attori-improvvisatori per il Match e per altri spettacoli.

Il fugace mandala umano

10 dicembre 2009 2 commenti

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attori improvvisatori in riscaldamento

Gruppo di attori-improvvisatori eseguono il riscaldamento davanti al pubblico prima di un Match d'improvvisazione teatrale.

Un gruppo di attori improvvisatori è come un mandala umano. E’ questa la bella e molto suggestiva immagine venuta a Elly e Andre che in un loro post parlano di un Match d’improvvisazione teatrale da loro visto. Ecco cosa scrivono:

un “mandala umano” è l’immagine più evocativa che mi è venuta in mente pensando al match.
Il mandala è una specie di preghiera celebrativa che si compone di miriadi di microdisegni fatti con delle sabbie colorate che, alla fine, dopo aver creato un’immagine globale e coloratissima, vengono soffiate via.
In questo senso, il match d’improvvisazione è una creazione ti tante persone diverse (e colorate), che formano un bellissimo disegno sulla scena assieme a tante altre “persone sabbiolina”alla fine però non ti resta in mano nulla, se non la gioia di aver creato (ed assistito) a qualcosa di unico ed irripetibile, fugace e bellissimo, come un mandala.

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L’improvvisazione che ha salvato Robin Williams

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Robin Williams

Robin Williams in una recente stand up comedy

Si annuncia come l’accoppiata comica della stagione 2009-2010 quella tra John Travolta e Robin Williams impegnati in Old Dogs, in uscita nelle sale degli USA in questi giorni (in Italia a Marzo).  Il talento comico di Robin Williams del resto è noto da tempo, così come il suo grande talento di improvvisatore. E’ stata proprio l’improvvisazione teatrale e la sua passione per la commedia a salvarlo più di una volta. La prima volta da giovane. Infatti ha passato tutta la fanciullezza da solo in casa a collezionare migliai di soldatini. La sua timidezza e la sua solitudine sono state proverbiali. Non frequentava amici e preferiva giocare da solo. Fu quando si iscrisse alla Juilliard School di New York per studiare recitazione che pian piano il suo carattere cambiò e riscoprì il valore della socialità. Questa maturazione ha contribuito a fare di lui quel grande attore di successo che abbiamo conosciuto nel serial Mork e Mindy e poi nei film come Good Morning Vietnam, L’attimo fuggente, Risvegli, Genio Ribelle e Patch Adams, solo per citare i più noti in Italia.

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Cosa vuol dire improvvisare?

20 novembre 2009 1 commento
Training

Esercizio durante una seduta di training d'improvvisazione teatrale.

Improvvisare vuol dire calarsi per gioco in una situazione di vita e permettere alla propria umanità di esprimersi. Significa, quindi, arrivare a recitare in una maniera del tutto naturale creando la scena momento dopo momento e quindi alla fine, una storia che resta raccontata e “consumata” solo una volta da un unico pubblico. Nessuno rivedrà mai lo stesso spettacolo.
L’improvvisazione non è mancanza di tecnica o, peggio ancora, superficialità. E’ noto come nella Commedia dell’Arte l’improvvisazione fosse molto utilizzata dagli attori, ma si trattava di un’improvvisazione che si svolgeva nella gabbia del ruolo fisso che l’attore aveva per tutta la vita e sulla base dei canovacci di scena. Nel teatro del ’900 l’improvvisazione è diventata sinonimo di creatività, di montaggio di elementi non premeditati e persino una vera e propria tecnica. Stanivslaskij faceva recitare scene che non c’erano nel testo drammatico. Conosceva e usava con sapienza l’improvvisazione fino ad affermare che si può recitare un dramma non scritto sulla base di una trama per episodi. L’improvvisazione è quindi diventata nel tempo creatività, movimento preciso dell’attore al di là di ogni psicologismo e abilità nello scegliere ciò che più lo rende libero. In Canada e poi nei paesi francofoni, a partire dagli anni ’50, si sono sviluppati vari format in cui l’improvvisazione è diventata essa stessa spettacolo: non ci sono né copioni né costumi né personaggi prestabiliti né scenografie. L’unico elemento su cui tutto viene costruito è un tema, spesso suggerito dallo stesso pubblico. Il pubblico in questo genere di spettacolo è il vero protagonista perché suggerisce i temi e vota subito dopo ogni improvvisazione. Per saperne di più leggi La breve storia dell’improvvisazione teatrale come spettacolo.

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