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Articoli taggati ‘match d’improvvisazione teatrale’

Sogno o improvviso?

sogno

Sogno (dream). Credit: fabry.

Stagliare il marchio-logo sulla silhouette del profilo della nave in movimento mentre si ode la sirena della nave. Saranno state le troppe ore passate davanti al computer negli ultimi tempi che influenzano anche i miei sogni. Stamattina sognavo di montare uno spot in flash: al mio risveglio ho scoperto che la sirena della nave era in realtà il rumore del compressore della squadra di operai che stanno ristrutturando la casa del vicino. Un’esperienza comune nei sogni: un rumore o un bagliore nella vita reale che finisce dentro i nostri sogni trasformato e riutilizzato in qualche modo. A volte può succedere che ci si sente chiamati per nome e una volta mi sono così emozionato perché sentivo la voce di Dio che mi chiamava in cima ad una grande scalinata. Era il mio compagno di stanza all’università che mi chiamava. Altre volte qualche goccia di pioggia che si infilava in qualche capanno di fortuna dove ho dormito mi ha fatto pensare di essere tra le onde nell’oceano dopo essermi buttato dal ponte del Titanic. Straordinaria la fantasia che il nostro cervello tira fuori in simili occasioni, non è vero?

Si tratta di un meccanismo per cui un qualsiasi elemento esterno viene rielaborato e diventa parte della trama narrativa del nostro sogno, per quanto bizzarri. E il tutto avviene senza sforzi, con estrema naturalezza. Un vero stato di grazia. Sarebbe straordinario che un improvvisatore fosse così capace da riprodurre questo meccanismo mentre è impegnato nelle improvvisazioni.  Tutto quello che bisogna fare è prendere qualsiasi offerta “cieca” che ci viene dall’esterno e darle valore, farla diventare importante. Semplice ma di grande aiuto al punto che Keith Johnstone ci ha dedicato degli appositi esercizi. Sto parlando delle cosiddette “offerte cieche”. Consistono nel proporre un gesto che va all’infuori del proprio corpo e nella successiva immobilizzazione in attesa che il partner reagisca. E’ uno degli esercizi più efficaci per “far funzionare” qualcuno. Questo tipo di offerte, in realtà, possono anche venire in modo involontario dal pubblico. Durante un’improvvisazione mi trovavo, per esempio, immerso nell’acqua quando tra il pubblico è squillato un cellulare. Nell’improvvisazione precedente avevamo giocato tutta una scena sulle telefonate e sugli squilli. Quando perciò sott’acqua ho risposto “pronto” molti hanno pensato che ci fossimo messi d’accordo con la signora a cui squillava il cellulare. Altre volte, poi, si assiste a dei veri e propri regali dall’alto che hanno del prodigioso. Per esempio durante alcune improvvisazioni al fatidico “E si fece buio” è venuta davvero a mancare la luce e in un paio di occasioni dopo aver detto: “Guarda, sta spuntando il sole” per magia si sono riaccese delle luci dopo un breve black out. Tutti hanno pensato che fosse un effetto voluto.

Francesco Burroni nel suo manuale sui Match d’improvvisazione teatrale parla di un “farepensare” che possiamo

tentare di definire come un fare senza l’intervento della ragione lenta e ponderata, ma mosso da un altro pensiero, anzi fuso a un altro pensiero irrazionale che è la capacità di immaginare. (…) Alla base di questo ragionamento c’è la condivisione dei principi teorici per cui il pensiero umano non si esaurisce nel pensiero verbale, che è legato all’attività della coscienza, ma si manifesta anche in quella attività mentale non cosciente, particolarmente evidente nei sogni, che è fondamentalmente una produzione irrazionale di rappresentazioni e cioè un pensare per immagini. Lo stesso pensiero irrazionale può poi esplicarsi, con modalità diversa da quella onirica, anche in stato di veglia in quel particolare fare che è alla base della produzione artistica.

La domanda, ora, è come. Il segreto, forse, consiste nel dar valore agli elementi che ci capitano sotto mano. I bambini sono forse i migliori maestri in questo con un pezzo di stoffa che diventa la bandana del più temibile pirata dei Caraibi o un pezzetto di legno che diventa il più bel fucile dello sceriffo. A pensarci bene è una delle principali capacità del linguaggio: rivestire un oggetto di significati che vanno oltre l’oggetto stesso. Dobbiamo tutto al fatto che il linguaggio è un sistema simbolico. In termini cari agli esperti di retorica potremmo dire che c’è metonimia tra l’oggetto e ciò che diciamo se c’è contiguità tra i due elementi. La metonimia è appunto lo scambio tra due termini collegati da un rapporto di dipendenza o di inclusione. “Ascolta il tuo cuore (sentimenti)”, “ guadagnarsi il pane con il sudore (lavoro)” sono due rapidi esempi di metonimia. Tutto il teatro non è che linguaggio di segni, dei segni che se “anche nella vita non hanno funzioni comunicative, le acquistano sulla scena” (Kozwan). Tutta la rappresentazione teatrale è simbolica perché attraverso delle convenzioni che lo spettatore accetta gli eventi scenici stanno per qualcos’altro. Un fondale verde ad esempio è la metafora di una foresta. Ma più che metaforico il segno teatrale è per lo più sineddotico perché utilizza in prevalenza la sineddoche (Keir Elam, Semiotica del teatro). La sineddoche è un particolare tipo di metonimia perché è legata ai concetti di quantità e di estensione: il singolare per il plurale, o vivecersa; la specie per il genere e il contrario, ecc. La rappresentazione di un campo di battaglia tramite una sola tenda o di una chiesa tramite una guglia gotica sono due esempi di sineddoche.

L’abilità di un improvvisatore ma anche di un attore sta nel rivestire tutti i segni teatrali di questa funzione sineddotica. Prendiamo ad esempio l’improvvisazione con oggetti che tanto più funziona quanto più agli oggetti sono attribuiti funzioni ed usi disparati. Un pezzo di stoffa può diventare un vestito, una bandana, un cappello, una benda, una fune, una mappa, un giornale, una maschera, ecc. Nei Match d’improvvisazione teatrale è una delle improvvisazioni più dinamiche ed efficaci nella sua semplicità perché è caratterizzata dal continuo mutamento.

La comunicazione tra gli uomini è segnata dal continuo mutamento delle cognizioni, dei concetti, addirittura delle lingue! (…) Per prepararsi al ruolo bisogna mutare le proprie idee sulla vita e sull’essere umano. (…) D’altra parte va detto che i nostri canali sono conformati in maniera tale che ci scorra un altro tipo di vita. Così è necessario che a ogni nuovo ruolo si cambi tutto.

Sono annotazioni di Jurij Alschitz ne La grammatica dell’attore che ci danno la conferma della possibilità per un attore di accettare tutto ciò che viene dall’esterno e di rimodellare se stesso. Alschitz è molto confortante perché addirittura afferma che i nostri canali sono conformati per un altro tipo di vita: è come se fossimo già predisposti per questi prodigiosi eventi. E’, in fondo, la predisposizione alla linfa nuova degli alberi, la predisposizione alla vita. E’ questa predisposizione che ci permete senza sforzi di trasformare qualsiasi evento durante le improvvisazioni e di renderlo elemento necessario della nostra storia.

Cronaca semiseria di un Match d’improvvisazione teatrale

26 settembre 2010 1 commento
Arbitro di Match d'improvvisazione teatrale.

L'arbitro Davide Coda di Match d'improvvisazione teatrale. Credit: varesenotizie.it.

Il match si è aperto subito con un vantaggio degli svizzeri, e il primo tempo si è chiuso 2 a 4 in loro favore. Nel secondo tempo, però, gli italiani hanno rimontato, raggiungendo il pareggio sull’improvvisazione in lingua tedesca. Forse il pubblico ha voluto premiare “l’inventiva linguistica” degli italiani: palesemente all’oscuro della più minima costruzione grammaticale della lingua di Goethe, i varesini si esprimevano con parole come “Oktoberfest”, o “kartofen”. Un’inventiva eccessiva per l’arbitro Davide Coda (foto), che ha punito Michelangelo Consiglio, uno dei più esperti giocattori varesini: “Skoda” non è una parola tedesca, secondo Coda. “Ma è stata comprata dalla Volkswagen” ha ribattuto inutilmente Consiglio (capitano della squadra italiana n.d.r.).

Racconta così Chiara Frangi su varesenotizie.it il Match d’improvvisazione teatrale del 24 settembre scorso tra una rappresentativa italiana e una svizzera. E da questa cronaca semiseria traspare subito lo spirito di questi match, soprattutto sul versante italiano, patria dell’improvvisazione teatrale già da prima del 1989, anno in cui sono arrivati i match in Italia. E’ con questo spirito che l’Italia nel 1998 divenne campione del mondo in questa competizione teatral-sportiva. Insomma, sappiamo sempre come cavarcela e farci soprattutto capire noi italiani :-)

Non è mancata la prova “comparata”, in cui gli italiani dovevano esprimersi seguendo “usi e costumi svizzeri” e viceversa, gli svizzeri gli usi e i costumi italiani. E qui è emerso come siamo visti nel resto d’Europa: malati di calcio e di cellulare, con solo il cibo come secondo pensiero e una tendenza leggermente eccessiva a drammatizzare qualunque emozione. Grave errore degli Svizzeri, punito in uno slancio di patriottismo (calcistico) dall’arbitro Coda, quando il giocattore Carlo Segginger ha osato storpiare il nome “Del Piero” in “Del Pietro”.

Così prosegue la cronaca di questo bel match che ci racconta che questo spettacolo permette scambi e confronti tra le culture in modo divertente e molto efficace. Gli svizzeri hanno infatti improvvisato una scena a metà tra la satira di costume e la parodia i cui effetti vengono molto apprezzati. La nostra tendenza a drammatizzare, oltre che gesticolare, del resto fa parte della nostra natura ma non guasta rendersene conto ed evitare i barocchismi, non credete? ;-)

Ma poi com’è finito il match?

C’è voluta la prova delle “fucilate”, 30 secondi di improvvisazione di un giocatore per squadra, per decretare il vincitore di questo primo match. La Svizzera vince al fotofinish, dopo un serrato testa a testa.

Servizio tv sul Match d’improvvisazione teatrale

10 agosto 2010 2 commenti

Questo è il servizio tg della tv Teletutto di Brescia sulla finale dei Match di improvvisazione teatrale professionisti torneo coppa Italia 2009 giocata al Teatro Centro Lucia di Botticino (Brescia) vinta da Pisa per 8 a 7 contro Reggio Emilia.

Piccolo omaggio al Grande Match

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Attori durante un Match

Le squadre di Roma e Firenze durante un Match d'improvvisazione teatrale a Firenze nel Marzo del 2008. Al centro Francesco Burroni.

Ecco oggi una clip video del Match d’improvvisazione teatrale. Appartiene ai tempi d’oro del Match quando andava in onda su Rai Due con tutti i membri della Lega Italiana Improvvisazione Teatrale: Francesco Burroni, Daniela Morozzi, Fiamma Negri, Bruno Cortini. In questo video si vede una delle categorie più gettonate del Match: la soap opera. L’arbitro dà il titolo, sulla base di un’estrazione di titoli dati dal pubblico stesso prima dell’inizio della gara, alla scena e gli attori la improvvisano sul momento davanti al pubblico. Quest’ultimo prima assiste, ride, applaude e poi esprime il suo consenso o il suo dissenso gettando delle pantofole in dotazione e mai messe ai piedi per fortuna addosso all’arbitro. Il Teatro del Sì omaggia quindi questa domenica il più conosciuto e rappresentato spettacolo d’improvvisazione teatrale al mondo. Chi volesse saperne di pù oppure organizzare un Match si può rivolgere all’Ares Teatro che continua a produrli e a formare attori-improvvisatori per il Match e per altri spettacoli.

Il fugace mandala umano

10 dicembre 2009 2 commenti

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attori improvvisatori in riscaldamento

Gruppo di attori-improvvisatori eseguono il riscaldamento davanti al pubblico prima di un Match d'improvvisazione teatrale.

Un gruppo di attori improvvisatori è come un mandala umano. E’ questa la bella e molto suggestiva immagine venuta a Elly e Andre che in un loro post parlano di un Match d’improvvisazione teatrale da loro visto. Ecco cosa scrivono:

un “mandala umano” è l’immagine più evocativa che mi è venuta in mente pensando al match.
Il mandala è una specie di preghiera celebrativa che si compone di miriadi di microdisegni fatti con delle sabbie colorate che, alla fine, dopo aver creato un’immagine globale e coloratissima, vengono soffiate via.
In questo senso, il match d’improvvisazione è una creazione ti tante persone diverse (e colorate), che formano un bellissimo disegno sulla scena assieme a tante altre “persone sabbiolina”alla fine però non ti resta in mano nulla, se non la gioia di aver creato (ed assistito) a qualcosa di unico ed irripetibile, fugace e bellissimo, come un mandala.

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