Breve storia dell’improvvisazione teatrale come spettacolo
Se si parla di storia dell’improvvisazione viene in mente subito la spontaneità che in realtà appartiene all’uomo fin dalla notte dei tempi. Se si parla di improvvisazione teatrale, poi, l’utilizzo delle tecnica è nota sin dal teatro di Aristofane, come ci rivela wikipedia. Da sempre l’improvvisazione teatrale è usata per il training dell’attore o per preparare degli spettacoli. Gli attori improvvisano delle scene e sulla base di esse interviene un drammaturgo che dà loro ordine e scrive il copione. L’improvvisazione teatrale come forma di spettacolo è invece una acquisizione del XX° secolo. In questo caso l’improvvisazione non è più al servizio di questo o quel drammaturgo o regista o attore per preparare degli spettacoli ma è essa stessa spettacolo perché si improvvisa l’intero spettacolo davanti al pubblico: nulla è preparato in anticipo. L’unica preparazione è il training (che dura anni) per imparare a improvvisare e l’allenamento per tenersi in esercizio.
La più nota forma di teatro che ha usato molto l’improvvisazione è stata la Commedia dell’arte, in voga nelle corti europee e nelle città del Cinquecento e nel Seicento. Ma si trattava di una improvvisazione al servizio di qualcosa ancora una volta: gli attori erano dei “tipi fissi” e avevano un repertorio di dialoghi, tirate, monologhi ecc. che tiravano fuori secondo la necessità del momento. Andavano a braccio qualche volta ma sempre dentro le strutture del canovaccio e del personaggio: il capitano, lo zanni, il dottore, ecc. Qui stiamo parlando invece di qualcosa che nasce sul momento e che mai sarà ripetuto.
L’avanspettacolo con Ettore Petrolini, Totò, Macario e Nino Taranto ha fatto conoscere in Italia, terra di grandi improvvisatori come Benigni e altri, l’eredità dell’improvvisazione teatrale cinquecentesca ma siamo ancora una volta legati a testi e situazioni e personaggi stabiliti in precedenza come avveniva, per esempio, nelle improvvisazioni di Totò assieme al suo fido Mario Castellani o assieme a Peppino De Filippo. Ma la breve storia che stiamo delineando inizia nel suo senso più pieno nel 1955 con Viola Spolin che diede vita ai primi workshop di improvvisazione. Da essi nacque quel Compass Theatre i cui attori saranno protagonisti anche del famoso show televisivo The Saturday Night Live.
Questa storia passa poi per il Canada vera e propria terra d’orgine dell’improvvisazione teatrale come spettacolo. E’ qui che nel 1956 Keith Johnstone al Royal Court Theatre abbandona per sempre i drammi scritti e si dà all’improvvisazione teatrale iniziando così una grande storia di successo che lo porterà nel 1970 a fondare il Theatresports: il primo format d’improvvisazione teatrale che continua ad avere successo in tutto il mondo. Altro format che ha conosciuto lo stesso successo, se non maggiore, è il Match d’improvvisazione teatrale, nato sempre in Canada. I suoi padri sono Robert Gravel e Yvon Leduc che decisero di coniugare le tecniche dell’improvvisazione con le regole di un incontro sportivo e precisamente dell’hockey su ghiaccio, sport nazionale canadese. Da allora (siamo alla fine degli anni ’70) è iniziato un percorso che ha portato il match ad essere lo spettacolo più rappresentato al mondo in molti paesi soprattutto francofoni.
In Italia il primo ad introdurre con successo l’improvvisazione teatrale come spettacolo è stato l’attore senese Francesco Burroni. E’ stato lui ad importare i match in Italia e si dedica da oltre venti anni anche alle long form di improvvisazione, oltre che ai sonetti improvvisati. Grazie alla sua attività è nata una rete di match e di centri d’improvvisazione teatrale in tutta Italia. E dall’esperienza dei match poi sono nati altri format come La Sfida, Catchimpro’ ed altri legati però ad associazioni e compagnie non legate ai match.
Il futuro? Il futuro è dei giovani e dei tanti attori improvvisatori sparsi in tutto il mondo ormai e che danno vita a spettacoli, format, eventi in cui l’improvvisazione teatrale è intrecciata alle dinamiche di flash mob e smart mob o ad obbiettivi di team building. Una cosa è sicura: l’improvvisazione è trasversale ed è per tutti.




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